domenica 16 giugno 2013

Video: Genuino Clandestino

http://vimeo.com/34322825
GENUINO CLANDESTINO
CAMPAGNA PER LA LIBERA LAVORAZIONE DEI PRODOTTI CONTADINI
CHI SIAMO
Siamo contadini e artigiani. Utiliziamo risorse abbondanti come il tempo ed il lavoro umano e risparmiamo quelle preziose come l’acqua e la Terra. Cerchiamo di vendere i nostri prodotti nel territorio che ci circonda, aggiungendogli così il valore del prodotto locale.
http://genuinoclandestino.noblogs.org/about/

venerdì 10 maggio 2013

Leggenda sull'origine del larice


Come nacque il LARICE: 


C’era una volta
un torrente d’argento in cui abitavano le aguane, creature acquatiche.
 Marugiana, dal sangue misto, figlia di un’aguana e del signore del castello, era la loro regina e conosceva le tragedie e le sventure che colpivano gli uomini.
Un giorno un principe passando accanto al torrente la vide e s’innamorò di Marugiana, e lei di lui.
Il giovane la chiese in sposa e Marugiana accettò ma, come regalo di nozze, desiderò che almeno per un attimo il dolore e il male svanissero dal mondo.
Era questo un desiderio impossibile da esaudire, se non nel mondo di Utopia.
Si consultarono tutti i saggi del posto e solo una vecchietta, creatura dell’acqua, un’ aguana per l’appunto, pensò ad un momento in cui tutto sembrava fermarsi in una pace irreale, un momento che era solito accadere ogni secolo, e fortuna voleva che, proprio durante quell’anno, il giorno di San Giovanni Battista a mezzogiorno in punto si sarebbe ripetuto.
Così i due innamorati decisero di sposarsi durante quel magico giorno e le nozze poterono celebrarsi in un’atmosfera incantata.
Due nani, come regalo, decisero di legare tutti i fiori in un mazzo gigantesco, grande come un albero, che poi piantarono in una radura della montagna, dandogli il nome di Larice, segno di protezione del focolare domestico.
Certo che i nani avevano avuto un bel pensiero, ma non avevano riflettuto sul fatto che in montagna, durante gli inverni rigidi, il Larice sarebbe morto.
Pensarono e ripensarono alle possibili soluzioni, ma Marugiana semplicemente gettò sulla pianta il suo velo di nozze...la pianta magicamente cominciò a germogliare e poi a fiorire, con coni rossi e profumati.
Tutti i presenti rimasero stupiti per la bellezza della giovane pianta e decisero che da quel momento sarebbe diventata il simbolo del matrimonio. Infatti quest’albero, come il matrimonio, è verde e fiorito in primavera, poi diventa rosso e oro come la maturità, ma d’inverno, se una nuova Marugiana non lo ricopre con il velo della speranza e dell’amore, diventa secco e spoglio.

Tratto da: “Florario” di A.Cattabiani ed. Mondadori

martedì 23 aprile 2013

Video: lungo il fiume

http://www.youtube.com/watch?v=bL32Nq2TVA4


"Aiutato dalla fluidità del dettato olmiano (l'armoniosa fusione delle immagini, delle parole derivate dal Testamento e dei suoni conferma, se ce ne fosse bisogno, la completa padronanza del mezzo propria del regista) si finisce, ad un certo punto, per smarrire ogni preoccupazione critica, per affiancare al filo che ci consegna il regista un altro, del tutto nostro, anche parecchio personale. Sarà che sul Po ho passato le mie estati di bambino (ho camminato a piedi nudi sulle spiagge di sabbia bianchissima che si formano sul letto del fiume, mi sono sdraiato all' ombra dei pioppi...), certo è che, seguendo 'Lungo il fiume', ho subito una sorta di sdoppiamento. E ho pensato a mio padre che amava il fiume. Queste annotazioni mostrano, direi, un'adesione all'avventura spirituale proposta da Olmi che, in 'Lungo il fiume', propone il riepilogo di una meditazione su Dio e il mondo creato, amato, temuto e poi dimenticato, sporcato anzi. Olmi, tuttavia, non gioca al pessimismo. Non a caso si ferma alle sorgenti e alla foce del fiume. Sono i luoghi, suggerisce, dove una rinascita è ancora possibile, dove si può imparare a (ri)vedere le cose."
(Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 11 Luglio 1992)

lunedì 25 marzo 2013

Video: Terra madre di E.Olmi


Il cosiddetto nuovo rinascimento sarà segnato probabilmente da un ritorno
 all’amore per la natura, alla riscoperta di quel legame, ormai quasi perduto,
 tra l’uomo e la terra. Questo fu il tema del Forum Mondiale a Torino nel 2006,
organizzato dallo Slow Food di Carlo Petrini, da cui Olmi trae il suo film
documentario intitolato proprio come il Forum : Terra Madre e dove si afferma
 che:"Saremo la generazione che riconcilierà il genere umano con la terra.
" Prodotto dalla Cineteca di Bologna e ITC Movie, Terra Madre è frutto del lavoro
 di due anni, che ha visto impegnate ben sette troupes, composte in gran parte dagli
 studenti di Ipotesi Cinema, la non scuola di cinema fondata da Olmi nel 2001,
attiva nella sede della Cineteca di Bologna.

Che meglio del regista dell’Albero degli Zoccoli per mettere in scena un progetto
di sensibilizzazione nei confronti della politica e dell’economia del cibo,
 che inevitabilmente si ricollega all’importanza della tutela e del rispetto
 per il lavoro della terra? Oltretutto il lavoro di Olmi non si limita a mettere
a fuoco una realtà nazionale, ma estende la visuale al lavoro di altri popoli.
 “Al Forum di Terra Madre ho riconosciuto i contadini come li ricordavo nelle
nostre campagne, al tempo della mia infanzia”, dichiara Ermanno Olmi.
“I volti dei contadini si somigliano in ogni angolo del mondo.
 Sono volti su cui si riconoscono le medesime tracce di vita, così come le
fisionomie dei paesaggi con i campi arati, le colture, i pascoli.”



https://www.youtube.com/watch?v=-MwBSw_fb-s

(Versione completa)

Il registra:

Ermanno Olmi è nato a Bergamo. Ma la famiglia di Ermanno, padre ferroviere madre operaia, si trasferì a Treviglio quando lui era ancora piccolo, ed è lì che il futuro regista è di fatto cresciuto.[1] Il suo luogo di nascita è stato spesso riportato erroneamente come Treviglio da più fonti, ma Olmi stesso ha fatto chiarezza su questo punto in un'intervista rilasciata a Charlie Owens, autore di una monografia dedicata al regista: Owens: «Alcuni scrivono che tu sei nato a Bergamo, altri scrivono Treviglio. Dove sei nato esattamente?» Olmi: «A Bergamo, in un quartiere chiamato Malpensata. Io spero che quando sono venuto al mondo mia madre l'abbia pensata in modo diverso, ovvero che sia stata una bella pensata l'avermi messo al mondo!»[2] Di famiglia profondamente cattolica, Olmi rimane da giovane orfano di padre, morto durante la seconda guerra mondiale; frequenta prima il liceo scientifico e poi il liceo artistico, ma non porta a termine gli studi.
Si trasferisce a Milano per seguire i corsi di recitazione dell'Accademia di Arte Drammatica; nello stesso tempo, allo scopo di mantenersi, trova anche un lavoro presso la Edisonvolta, dove già lavorava la madre, che gli affida l'organizzazione delle attività ricreative per i dipendenti, in particolare quelle relative al servizio cinematografico, e gli viene richiesto di documentare le produzioni industriali attraverso filmati. Olmi sfrutta l'occasione per dimostrare la sua intraprendenza ed il suo talento con la macchina da presa; pur non avendo praticamente nessuna esperienza alle spalle, tra il 1953 ed il 1961 realizza decine di documentari, tra i quali La diga sul ghiacciaio, Tre fili fino a Milano (1958) e Un metro è lungo cinque. In tutti gli oltre quaranta documentari realizzati negli otto anni di lavoro si nota l'attenzione alla condizione degli uomini che lavorano nelle strutture aziendali, un modello interpretativo della realtà che anticipa le caratteristiche peculiari delle future pellicole di Olmi.Ermanno Olmi è nato a Bergamo. Ma la famiglia di Ermanno, padre ferroviere madre operaia, si trasferì a Treviglio quando lui era ancora piccolo, ed è lì che il futuro regista è di fatto cresciuto.[1] Il suo luogo di nascita è stato spesso riportato erroneamente come Treviglio da più fonti, ma Olmi stesso ha fatto chiarezza su questo punto in un'intervista rilasciata a Charlie Owens, autore di una monografia dedicata al regista: Owens: «Alcuni scrivono che tu sei nato a Bergamo, altri scrivono Treviglio. Dove sei nato esattamente?» Olmi: «A Bergamo, in un quartiere chiamato Malpensata. Io spero che quando sono venuto al mondo mia madre l'abbia pensata in modo diverso, ovvero che sia stata una bella pensata l'avermi messo al mondo!»[2] Di famiglia profondamente cattolica, Olmi rimane da giovane orfano di padre, morto durante la seconda guerra mondiale; frequenta prima il liceo scientifico e poi il liceo artistico, ma non porta a termine gli studi.


Tratto da:http://www.wuz.it/articolo-film/2964/terra-madre-ermanno-olmi-cineteca-bologna-berlinale.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Ermanno_Olmi