giovedì 21 marzo 2013

Libro "Bosco di Luna"


Per bambini ed adulti un pò piccoli!





Prefazione di Carla Lomi

Molti sono i libri che ci è dato frequentare. Questo è un libro-albero, alimentato da radici vaste e ramificate, immerse in quel tempo lontano che vide fiabe e miti germogliare;  familiare per aspetto si impone nella sua presenza, non circoscrivibile tuttavia definitivamente, accompagnata com’è da mutamenti - riverberi di luci, giochi d’ombra - nell’adunare generi diversi, talvolta con voce che sorprende, nuova, ma che rimanda a canti di culla.
Ci invita, nell’ineliminabile necessità del viaggio iniziatico, ad inoltrarci nel bosco - il bosco dell’esistenza con le sue innumerevoli presenze animate e sacre, sorelle e fonti per la nostra vita - con nuovi occhi, quelli che, forse da sempre, cercano sotto la scorza/corteccia, la linfa e, con essa, l’essenza.

Le parole della fiaba di Mario Bolognese sono i sensi che ci fanno percepire questo ignoto, alimentato dalla luce come dall’ombra, dallo scambio e dall’osmosi che connette il limo, il fango al cielo, il corpo all’onda, al suono che grati fa sostare sotto le fronde vibranti e varie dell’albero-libro.

Possiamo passarci accanto senza attenzione o attese, o farlo amico fra visite e conversazioni.
Offre ancora altro questo libro provocatorio con cortesia.

E’ lo sguardo che nell’incanto del bambino si rivolge al nostro tempo frettoloso e inospitale.
Le parole che, nella prima parte-introduzione, si rivolgono infatti all’adulto sanno quanto inquieta, ma ci prendono, come un tempo, per mano, a svelare, attraverso la filigrana del sapere e della storia, leggi e orditi di un immenso arazzo, gli intrecci preziosi, minacciati, lacerati che la natura ci dispiega.

Nessuna traccia utile, nessuna voce-filo è esclusa: non la scienza con il suo incessante domandarsi; rintracciabile è anche l’eco della cronaca, là dove spesso si smarriscono coordinate; ma il lettore - incantato dalle stesse immagini di frutti, germogli e altri ospiti che il libro-albero dispiega - nel viaggio a cui le pagine conducono a dirigere l’orchestra troverà la poesia, (qui senza frack - alimentata dalle voci sapienti di poeti laureati o ignoti, voci di tribù per noi remote) disposta a dar lezione al principiante o a chi non sa di poterlo diventare.

Certo non tutto potrà essere immediatamente accolto, compreso, imparato lungo l’itinerario a cui questa fiaba invita, ripercorrendo i sentieri del secondo bosco, la cui mappa è segnata più dai labirinti del cuore che dalla sintassi cristallina della mente; ma questa oscurità, che potrà essere talora percepita, è varco, soglia che consente il nostro accesso là dove sono serbate le parole che non sapevamo di  possedere.

Le poesie che il libro propone, nella loro melodia dolce di carillon, possono anche esser scelte ad una ad una come frutti da un cesto, o carte da un mazzo che mai delude, sono infatti rivelazioni fulgide, fiamme di luce che ridisegnano il nostro universo conducendoci oltre le apparenze: rinascere è possibile, all’alba possiamo ancora dar parola.

Questi 22 canti finali sono allora i frutti che l’albero ci porge? Certo, ma i migliori, si augura l’autore, matureranno insieme a noi, come gemme o semi affidate alle nostre pazienti attese, agli ascolti, o a impeti di danza a cui il libro, non dimentichiamo, chiama.

Le poesie di Bolognese che si prestano, con la nostra complicità, ad entrare nella fiaba per allargare e mutare il canovaccio da lui creato, nascono da un io anelante che conosce gli abissi del nostro orizzonte culturale, ma che qui si separa dalle costruzioni ardite del sapere, che pure ha percorso a lungo e indagato, operoso e vigilante, per farsi invito e speranza.

Rivolti a chi alfine? Al bambino o all’adulto che di lui/lei (e la prospettiva di genere è sempre molto presente entro un disegno di inedita ricomposizione) si cura?

Come l’albero, anche questo libro accoglie ogni stagione, si offre, cambia il paesaggio attorno. A volte susciterà risvegli pieni di baldanza, quando l’età si scorda e, generante, l’intuito - l’intesa ricompare; altrove - in presenza di sguardi ancorati ad orizzonti rigorosi che nella gemma non individuano la futura primavera - farà solo discutere, domandare; né si potrà negare la possibilità di vedere passanti indifferenti che calpestano le sue foglie, intralcio ormai al loro spedito andare.

Forse occorrerà ripartire da quel bosco di cui questa fiaba parla, che tutto riconnette: lo scricchiolio al suolo e al sentore di ali, la voce frale a quella cristallina, innumerevoli presenze in un uno stesso cerchio, umile e sublime, per contemplare, con la lucidità della poesia, la complessità, il fascino, i legami del nostro essere di passaggio, in cerca d’eternità e saggezza, nel creato. 

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